Altro che Tinder

Il 14 febbraio, come tutti sanno, si festeggia la Festa di San Valentino, la “festa degli innamorati”. Una giornata dedicata a baci appassionati, cene a lume di candela e passeggiate romantiche mano nella mano, una giornata perfetta per scambiarsi promesse di amore eterno.
Ma qual è il modo migliore per farlo?

Non è certo una novità ammettere che in questa occasione il romanticismo finisce ormai per lasciare il posto a cioccolato industriale e biglietti di auguri stampati in serie. Il giorno di San Valentino è diventato una festività prettamente commerciale, nella quale oggi in particolare tutto è facile, più veloce, a misura di smartphone: basta scrivere (digitare) frettolosamente qualche riga e inviare un messaggio con il cellulare o per e-mail. Si intrattengono conversazioni che non hanno costi e assicurano, al contempo, una risposta immediata.
Tutto è più frenetico, più tempestivo, ma la verità è che questa velocizzazione delle parole non ci emoziona, sembra non darci un reale sentimento di soddisfazione.

La Valentine box del Liceo Aristosseno

Eppure, basterebbe davvero poco per ritrovare un po’ dell’antica autenticità che caratterizza il sentimento di questa festa!
È seguendo questa convinzione che, anche quest’anno come ogni anno, la redazione della Fenice ha organizzato l’ormai tradizionale iniziativa della Valentines box per il Liceo Aristosseno, preparando una scatola in cui ogni studente ha potuto imbucare le proprie lettere “a mano” e i propri pensieri affettuosi per compagni e docenti.
Un’iniziativa molto apprezzata, che permette di rivivere l’emozione di ricevere una lettera vera e propria, un gesto d’amore materiale, che ha molto più valore di un semplice messaggio scritto su una bacheca “social”.

Scrivere – dedicando le giuste parole, il tempo, la cura e l’attenzione a una persona – è un atto d’amore quasi rivoluzionario. Crea uno spazio nel cuore e nell’animo. Dona gioia.
E forse è importante, in questi giorni più che mai, rallentare il passo, tornare a riservare il tempo per le cose che ci riempiono il cuore, leggere su carta, scrivere a mano. Perché semplificare il nostro modo di vivere le emozioni significa, talvolta, anche rinunciare alla loro bellezza.

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