Karla.

Diverso non è sbagliato

17 maggio: giornata mondiale contro l’omofobia, transfobia e bifobia

Per una persona matura e civile direi che è assolutamente normale che un omosessuale faccia la corte ad un suo simile dello stesso sesso. E assolutamente normale anche che se ne innamori. Dovrebbe esserlo anche per il corteggiato eterosessuale, che mille modi ha di difendersi senza ricorrere alla violenza. Purtroppo la cultura maschilista e intollerante di un passato ancora troppo recente, ed allora ancora più recente di quanto non lo sia adesso, e che definirei un passato ancora recidivo, ha fatto credere alla maggioranza che il termine normalità debba coincidere necessariamente con il termine intolleranza.

Fabrizio De Andrè

Oggi, 17 maggio,  si celebra la Giornata mondiale contro l’omofobia, transfobia e bifobia.
La giornata, ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie – il Dizionario dell’omofobia – e riconosciuta dal 2004 dall’ONU e dall’UE, è nata per celebrare il declassamento dell’omosessualità dalle patologie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nel 2007, in seguito a dichiarazioni contro la comunità LGBT da parte delle autorità polacche, la giornata è stata ufficialmente istituita dall’Unione Europea, assumendo il nome di IDAHO (International Day Against Homophobia).
Un upgrade è stato aggiunto nel 2009, quando ci si è concentrati anche sul fenomeno della transfobia e sugli atti di violenza che ogni giorno subiscono i transgender. La campagna ha aggiornato quindi il suo nome in IDAHOT (International Day Against Homophobia and Transphobia).
Nel 2015, infine, anche la biphobia è rientrata tra agli obiettivi della campagna, che prende dunque oggi il nome ufficiale di IDAHOBIT(International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia).

L’obiettivo della giornata è di sensibilizzare le persone al fenomeno dell’omofobia, bifobia e transfobia. Purtroppo, però, dopo 30 anni le persone della comunità LGBT+ sono spesso ancora vittime di violenze e discriminazione.

Secondo i dati ISTAT, il 24% dei giovani omosessuali è stato vittima di bullismo (anche a scuola) , rispetto al 14% degli eterosessuali. Una percentuale raccapricciante, se si considerano i tempi moderni nei quali viviamo e le continue lotte che la comunità LGBT+ sostiene al fine di veder riconosciuti i propri diritti.

In Italia, secondo i dati presentati da Fabrizio Marrazzo, responsabile di Gay Help Line e portavoce del Gay Center, sono oltre 50 le persone che ogni giorno contattano il servizio per raccontare le discriminazioni e le violenze che subiscono.
Nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 9% di abusi e violenze contro le persone omosessuali, fino a raggiungere la percentuale allarmante del 25%. Dato, questo, che sale al 40% tra gli adolescenti durante l’emergenza Covid19.

Una persona su cinque ha problemi di accettazione del proprio orientamento sessuale in casa, una su tre ha subito episodi di discriminazione di media o grave intensità dalle persone con cui vive – battute offensive, isolamento o violenze.
A scuola, secondo una ricerca fatta su più di 1500 ragazzi, oltre il 34% degli studenti pensa che l’omosessualità sia sbagliata e il 27% degli studenti non vuole un compagno di banco gay.

È sulla base di questi dati che Fabrizio Marrazzo, tutta la comunità LGBT+ e non solo, chiedono al Governo una legge seria contro l’omofobia (come già avvenuto in altri Paesi), che la renda un reato e garantisca sostegno, case accoglienza e rifugi al fine di tutelare chi subisce violenze e discriminazioni e rendere possibili le denunce.

Il Progetto di legge contro l’omotransfobia arriverà alla Camera dei Deputati a luglio, come confermato dal parlamentare Alessandro Zan, relatore del progetto di legge. Egli afferma che “il nostro è l’ultimo tra i Paesi occidentali a non avere una norma contro l’odio omotransfobico, un ritardo ormai ultradecennale che deve finire”.

Sarà di sicuro una dura battaglia, ma non è mollando, ritenendosi sbagliati, diversi e lasciando spazio e voce a chi è subito pronto a discriminare che si vincerà.
Amiamoci un po’ di più, accettiamo e accettiamoci per quel che siamo, perché sono proprio le differenze – che ci ostiniamo a nascondere per omologarci alla massa – che ci rendono unici al mondo.
Diverso non è sbagliato.

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