I limiti della comunicazione digitale

Che fine fa con la DaD la prossemica dell’insegnamento-apprendimento?

Una delle maggiori difficoltà di noi studenti con la DaD è riuscire a comunicare con l’insegnante attraverso lo schermo. Non si tratta solo di scarsa connessione o difficoltà nel prestare attenzione, ma soprattutto di una forma di insicurezza personale dovuta, oltre che ai canoni estetici che ci vengono imposti e che ci imponiamo, all’impossibilità di comunicare utilizzando uno dei mezzi più arcaici – e al tempo stesso accurati – che l’essere umano possieda: il linguaggio del corpo.

Era proprio quest’ultimo a trarci tante volte in inganno durante le lezioni in presenza, poiché spesso il professore ha la capacità di comprendere il livello di preparazione di un alunno semplicemente guardando la sua postura, la sua mimica facciale o la direzione verso la quale dirige lo sguardo. D’altro canto, anche noi nella scuola “in presenza” eravamo abituati a “indovinare” l’eventuale intenzione di interrogare del docente dai soli gesti che egli compiva appena entrato in classe.

Fonte: Luigi Mengato (Flickr.com)

È strano ammetterlo, ma ci manca la sensazione di “sentirci addosso” gli occhi del professore quando interveniamo, così come lo sguardo di approvazione a seguito di un’osservazione interessante o ancora quel particolare modo di gesticolare dell’insegnante, quel camminare per la classe ricercando l’attenzione di tutti, o ancora lo sguardo innervosito e silenzioso rivolto alle uniche due persone che chiacchieravano.

L’assenza di tutte queste piccole dimostrazioni di umanità, che non riusciamo a percepire al di là di uno schermo, ci fa sentire più soli e non ci permette di comprendere né di far comprendere a pieno ciò che viene comunicato, lasciando fraintendere frasi o parole che dal vivo avrebbero avuto tutt’altro effetto. Ciò causa timore: alcuni di noi preferiscono non esprimersi o “tagliare corto” per paura di non essere capiti.

Comunicare attraverso lo schermo, allora, ci ha resi anche consapevoli dei suoi limiti e della sua fallacia.
Il linguaggio del corpo rappresenta la più antica modalità per trasmettere messaggi ed emozioni.  È quella che non riusciamo a controllare, quella che mostra la nostra realtà interiore, la verità che si nasconde dietro l’apparenza di parole spesso ingannevoli. 

La DaD dovrebbe forse essere ribattezzata DdA: Didattica dell’Apparenza, poiché permette di mostrare solo ciò che di più superficiale ci caratterizza. Essa ha il limite evidente di non saper andare oltre, per poter comprendere a pieno la realtà individuale, caratterizzata soprattutto da ciò che si esprime inconsciamente attraverso il linguaggio del corpo.

Leggi anche: Perché in DaD non accendiamo la webcam?

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