La natura in seguito alla pandemia è entrata in sinergia con l’umanità.

Il giorno della liberazione

In giro per Pulsano interpretando Wilhelm Brasse

Il 27 gennaio 1945, mentre l’Armata Rossa giungeva ad Auschwitz, il generale Kurockin diede l’ordine di fotografare il campo di sterminio e gli ebrei. Secondo Kurockin, quelle foto erano necessarie per ricordare, perché senza di esse l’umanità si sarebbe dimenticata di ciò che era accaduto e avrebbe ripetuto l’errore. Di fatto, quelle foto le ritroviamo ancora oggi in ogni libro di storia contemporanea (e non) che si rispetti.

Nonostante inizialmente non avessi molta voglia di andare in giro, dopo un po’ di riflessioni, motivato da Kurockin, decido di impugnare la mia Nikon e uscire a fotografare, nella convinzione che magari tra qualche anno il 18 maggio sarà celebrato come una festa nazionale della liberazioneil giorno in cui l’Italia ricominciò a vivere – e che pertanto io come fotografo ho in un certo senso il dovere di testimoniare ai posteri ciò che è, ciò che fu. (Ad essere sincero, col senno di poi, credo fosse solo una scusa creata dal mio inconscio desideroso di prendere aria, ma facciamo finta che sia andata veramente così, è più poetico).

La prima cosa che mi colpisce è il mio solito rituale. Per cinque anni, ogni mattina, prima di andare a scuola o comunque prima di uscire ho eseguito un rituale: braccialetto, occhiali, chiavi, cuffie nell’orecchio; non lo ripetevo da due mesi, e invece eccomi qua: braccialetto, occhiali, chiavi, cuffie nell’orecchio, guanti e mascherina.

L’angolo di Via Chiesa, una delle vie più trafficate di Pulsano. In questa via si trova anche il convento.

Esco, metto la musica ad alto volume, al solito: la mia heavy rotation del momento. L’ultima volta erano gli Eugenio in Via di Gioia, quest’oggi tocca agli Zen Circus. Canto a squarciagola ignorando chi mi sta attorno, come sempre, ma diversamente dalle altre volte non c’è nessuno per strada da disturbare.
Quindi inizio la mia lunga marcia, ed una strada dopo l’altra raggiungo l’angolo del convento. Lì, in quell’angolo, c’è un palo a cui di solito mi aggrappo, sfruttando la forza centripeta per svoltare; istintivamente starei per farlo, ma mi fermo un attimo prima di toccarlo, ricordandomi che nel mondo post-Covid non si dovrebbe toccare nulla per strada.

Proseguo in direzione via Roma, poiché so che lì c’è la piazza più frequentata della città ed è l’unico posto in tutta la provincia di Taranto in cui si trova la mia amata Monster Rehab (senza la quale non posso lavorare). Sebbene incontri un bel po’ di persone in giro, noto con piacere che non ci sono assembramenti particolarmente pericolosi (anche se da “bravo” cronista un pochino lo speravo che ci fosse qualche accozzaglia da denunciare).
Ciononostante, noto un fatto interessante: niente più sorrisi, ma solo mascherine (almeno per quelli che indossano correttamente le mascherine – che, ahimè, non sono tanti). Vi dico di più: erano di tutti i colori possibili e immaginabili – bianche, nere, ciano, rosa, persino bianche à pois rosa! La cosa più interessante è che persino in questo i borghesi si distinguono dagli altri: li vedi da lontano loro, con le loro mascherine bianche con le valvole rosse, tipiche della costosa e rara FFP2.

Il confine tra Leporano e Pulsano rende possibile lo spostamento tra i due paesi.

In piazza non c’è anima viva, quindi decido di fare qualcosa che fino a ieri non potevo: visitare un altro comune. Mi muovo esclusivamente a piedi, perché Pulsano e Leporano sono praticamente incollate. Nel tragitto, però, noto qualcosa: a primo impatto, mi sembra che una donna che mi è passata accanto si sia messa un profumo esageratamente intenso per il primo giorno di post-Covid, ma dopo un po’ realizzo che l’odore proviene dai fiori. I fiori profumano come mai prima d’ora, forse proprio a causa della quarantena, che ci ha impedito d’inquinare l’aria e di ostacolarne la vita. Noto, inoltre, che le piante invadono ogni interstizio della strada: i marciapiedi sono dominati da fiori incolti; uomo e natura convivono.

La maggior parte dei parchi è completamente vuota.

Leporano, come Pulsano, è vuota. Un viaggio inutile, dunque, che cerco quanto meno di sfruttare, provando a entrare in qualche proprietà privata per fare foto fighe. Spoiler: tentativo vano, che mi ha portato in cima ad un castello chiuso, pronto a crollare da un momento all’altro.

Nonostante tutto, si possono notare alcuni assembramenti in giro.

Alla fine decido di tornare a casa e osservo con dispiacere molta più gente in giro, numerosi assembramenti con tanti ragazzi – d’altronde, c’era da aspettarselo.
A pellegrinaggio finito, non posso che mettere in evidenza la voglia di ripartire del mondo, ma allo stesso tempo la cautela che tutti mantengono. Nonostante la voglia di uscire, siamo complessivamente riusciti a contenerci, dimostrando di saper essere al di sopra degli stereotipi.
Oggi, cari lettori, abbiamo fatto la storia.

Foto e didascalie a cura di João Pedro 😉 Antonucci Rezende ©  

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