La DaD ci ha permesso di studiare quando ci pare dove ci pare. Fotografia di Martina Coletta.

In DaD si studia di più?

Da due mesi a questa parte, docenti e studenti si stanno cimentando con la cosiddetta DaD – la “didattica a distanza”. Molteplici sono i giudizi possibili su questa nuova forma di apprendimento: molti ritengono sia efficace, mentre altri sostengono che il nostro sistema scolastico non sia adatto a questo tipo di metodo.
Non si tratta, però, di dirsi semplicemente pro o contro. Durante queste lunghe giornate, mi è capitato spesso di chiedermi: “attraverso questo tipo di didattica, stiamo studiando di più che a scuola?

Credo che tutti gli studenti possano trovarsi d’accordo nell’affermare che non è stato facile abituarsi ad una modalità di apprendimento con cui non eravamo mai venuti a contatto.
In particolare, “a distanza” diventa veramente difficile trovare le giuste motivazioni per rimanere costanti nello studio. In un certo qual modo, la tanto odiata routine scolastica fornisce una sorta di “ordine mentale” nel lavoro di studio, nonché la possibilità di monitorare i propri impegni ed i propri progressi in ambito scolastico. E sono proprio il controllo e la capacità di gestione di sé a mancare in questa situazione, che continua ad evolversi in maniera imprevedibile.

Ognuno di noi sta facendo del proprio meglio per dimostrare le proprie capacità e mantenere costante “la media” del rendimento scolastico raggiunta con tanti sacrifici. Inoltre, anche i docenti fanno del loro meglio per offrirci gli strumenti adatti per continuare ad ampliare la nostra preparazione. Questo duplice impegno, però, paradossalmente rischia di comportare che la mole di studio assegnata sia maggiore del solito.

Foto di Martina Coletta

Studenti ed insegnanti si sono ritrovati a dover lavorare di più rispetto al normale. Alla luce della sospensione della valutazione sommativa, inoltre, i docenti si trovano nella condizione di andare avanti con il programma senza soste, senza doversi fermare per interrogazioni, eventuali uscite didattiche o compiti in classe.

Parallelamente a questa intensificazione dei ritmi di studio, bisogna considerare che l’ambiente casalingo è purtroppo ricco di occasioni di distrazione, che certo non facilitano la concentrazione, né la corretta esecuzione dei compiti da parte degli studenti.

Non mancano, insomma, gli aspetti negativi che caratterizzano la D.a.D. Eppure, penso che sia importante e giusto riconoscere come essa stia comunque tentando di restituirci parte della nostra “normalità”, tenendoci legati a quella realtà così familiare – la scuola – che adesso sembra tanto lontana.

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