Schermi vuoti. La solitudine della DaD

Le video-lezioni – o la cosiddetta Didattica a Distanza – sono certamente tra gli argomenti più discussi tra noi studenti in questi giorni.
Nonostante sia passato già qualche mese da quando tutti abbiamo cominciato ad utilizzare le applicazioni per comunicare a distanza, il tutto sembra essere ancora surreale.
Le comodità che queste applicazioni comportano sono certamente molteplici: la regolarità degli orari, l’agio del tenere sotto controllo le consegne, monitorare i compiti consegnati, poter contattare rapidamente i professori e molte altre funzioni.

Tuttavia, uno dei maggiori inconvenienti nell’utilizzo della didattica digitale riguarda forse proprio noi studenti e il calo di attenzione che questo tipo di lezioni sta producendo per alcuni.
E’ inevitabile riconoscere che dietro quelle web-cam spente si celano spesso studenti svogliati o comunque stanchi di partecipare solo passivamente, ascoltare spiegazioni interminabili e farsi sentire solo per dire, alla fine, piuttosto inconsapevolmente, “Sì, tutto chiaro prof.!”
Questa condizione fa sì che spesso non pretendiamo il massimo da noi stessi; quella voglia di riscatto che sentivi alla fine di una interrogazione andata male e che ti spronava a fare meglio la volta successiva, ora non c’è più.

Gli alunni faticano a seguire attentamente dal computer.

Un altro difetto delle video lezioni è certamente la mancanza di contatto fisico e visivo. Curiosamente, lo sguardo dei prof. dal quale prima scappavamo e che evitavamo come una minaccia, ora manca, perché in fondo è destabilizzante non poter leggere lo stupore o lo sgomento sulla faccia dei professori , o non intercettare magari lo sguardo del compagno che ti dice “stai sbagliando!”
In questi giorni, quando si viene interpellati, è come se si cadesse dalle nuvole, è tutto innaturale: ci sembra di esser soli, intorno il silenzio, come se fossimo persi nei nostri pensieri e nel sogno di poter tornare alle vecchie lezioni.
Ci assale inoltre la paura del futuro, e un brivido dietro la schiena se pensiamo che anche il prossimo anno potrebbe proseguire così.
Poi ti svegli d’un tratto, rispondi alla domanda dopo che la prof. ha chiamato il tuo nome una volta o due, e realizzi che quando tornerai non dovrai lamentarti di nulla, perché anche le cose più irritanti e spaventose erano bellissime e ti sono mancate da morire.

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