Foto della Redazione della Fenice col Preside durante la giornata dell’arte del 2017.

Un film senza un finale

Ho vissuto l’Aristosseno in pieno.
Negli ultimi quattro anni, ogni giorno, ne ho approfittato per fare qualcosa di nuovo, e mi ci sono affezionato. Ho cercato di conoscere ogni angolo, ogni centimetro, ogni singola piastrella. Sembra quasi una punizione divina che proprio l’ultimo anno nel quale posso godere della mia amata scuola me ne debba stare rinchiuso a 20 chilometri di distanza.

Foto della 5D durante la quarantena. Un’aula piena di fantasmi.

E se per quattro anni ho sentito tutti intorno a me dire “non vedo l’ora di non dover tornare più in questo carcere”, io invece non ho mai avuto timore di ammettere che l’ultimo giorno in cui avrei messo piede all’Aristosseno da studente sarebbe stato uno dei più tristi della mia vita.
È successo prima del previsto, è successo a mia insaputa. Anzi, è successo all’insaputa di tutti, e non ho potuto salutare niente e nessuno. Senza accorgercene, siamo partiti tutti “in guerra” senza dirci nemmeno ciao, e così come da un giorno all’altro gli abitanti di Berlino Ovest non potevano visitare Berlino Est e viceversa, da un giorno all’altro noi ci siamo ritrovati barricati in casa, senza poterci vedere, salutare, abbracciare.

Devo dire che, come previsto, mi manca l’Aristosseno. Mi manca andare a parlare con Angelo. Mi manca rompere le scatole in segreteria alla signora Giovanna, mi manca scherzare tra i corridoi con quei prof che non ho mai avuto ma che alla fine era come se fossero “miei”: la Saracino Argia che mi dà del delinquente, De Bartolomeo che mi vede in palestra e mi prende in giro, Cipriani che mi abbraccia con entusiasmo per i corridoi. E chi l’avrebbe mai detto che di quell’Aristosseno che a tratti asfissia in un momento del genere avrei sentito addirittura l’astinenza?

Non avrò un’ultima Giornata dell’Arte, non avrò un ultimo giorno di scuola, non avrò una notte prima degli esami (cosa starà pensando Venditti a riguardo?), non avrò un ultimo incontro della Fenice.

Firmacopie della Fenice del 2018 durante la giornata dell’arte.

Vorrei urlare, ma d’altronde ci sarebbe qualcuno ad ascoltarmi?
Oggi più che mai, per dirla con gli Eugenio in Via di Gioia, sono “uno come tanti giovani illuminati in una realtà a risparmio energetico”; una realtà nella quale Google Meet si blocca ogni due secondi e il wi-fi a volte decide semplicemente che non vuole più funzionare per un paio d’ore; una realtà nella quale le persone nella migliore delle ipotesi sono annoiate, e nella peggiore sono stanche di tutto e tutti.

A noi non resta che rimanere sospesi ad un continuo countdown, che
con l’ennesimo aggiornamento televisivo del Presidente Conte finisce sempre per riavviarsi, proprio mentre stava arrivando a zero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Fenice day by day

Maggio 2020
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031