Uno scorcio del Liceo Aristosseno al crepuscolo (Samuele Nebuloni, 2019).

Il Buongiorno, ogni giorno, in quattro lingue diverse

Samuele Nebuloni, classe 2001, nel 2019 ha conseguito presso la nostra scuola il diploma di Liceo Linguistico. Da Settembre vive a Milano, dove studia Scienze Politiche delle Relazioni Internazionali in Cattolica.
Ci ha scritto per confidare alla
Fenice il suo personale ricordo del Liceo Aristosseno.

Samuele dopo l’orale della maturità (4 Luglio 2019).

Quando scelsi l’Aristosseno, come un po’ tutti penso, non avevo idea di ciò che avrei vissuto.
Trovo assolutamente riduttivo chiamarlo Liceo, come trovo poco preciso chiamarla scuola; l’Aristosseno è qualcosa di più.
Premetto che nel mio percorso non è stato tutto rose e fiori; inizialmente tanti sono stati i problemi (dettati anche da un pizzico di esuberanza), eppure ne ho nostalgia. Nostalgia perché non ho conosciuto dei compagni di classe, ma delle ragazze e dei ragazzi che consapevolmente ed inconsapevolmente mi hanno fatto crescere.

La 5^ O di Samuele (Giugno 2019).

Nostalgia perché sì, anche loro, i prof. (soprattutto coloro che più mi hanno fatto disperare) mi mancano e non sapete quanto. Nostalgia perché sì, mancano le passeggiate per i corridoi, gli sguardi che si incontrano, le liti, le risate, le cadute e gli scherzi; potrei continuare all’infinito.
Nostalgia perché poche sono le scuole dove si respira un’aria così internazionale: nel corso della mia “vita scolastica” ho avuto l’occasione di visitare tre Paesi, decine di città e mostre.
Nostalgia perché mi manca dare il Buongiorno, ogni giorno, in quattro lingue diverse.

Oggi ho la fortuna di studiare in una grande Università e anche questo nuovo viaggio inizia a piacermi, ma devo ammettere che il paragone con il liceo è ancora lontano.
Lo capisco quando passo davanti “all’Ari” e, pur non essendo un tipo sentimentale, gli occhi iniziano un po’ ad appannarsi.

Samuele con l’amica Paola Nardelli, all’uscita dall’orale degli Esami di Stato (4 Luglio 2019).

Ed infine il quinto, che anno. Qui non posso elencare le esperienze ed i sentimenti provati, troppi, davvero troppi. Anche per questo mi dispiace per tutti coloro che non potranno vivere ciò abbiamo vissuto noi.
Eppure sono sicuro che anche loro, come me, avranno un ricordo unico.

Concludo questo piccolo racconto (al quale la mia prof. avrebbe messo il solito 6-) con una domanda che una ragazza dopo un mese di università mi ha fatto: “ora che è passato un mese torneresti in questo famoso Aristosseno“?
“Correndo”.

Samuele Nebuloni

Si ringrazia l'autore per le foto gentilmente messe a disposizione.

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