Fonte: rai.it

Così l’Italia scoprì il mondo, e oltre

La morte di Tito Stagno, pioniere dell’informazione scientifica nel Belpaese, ci ricorda il valore dell’informazione di qualità

Parlare di un avvenimento che si sta svolgendo mentre sono al microfono, dire alla gente ciò che le immagini da sole non possono spiegare, e dirlo con chiarezza, trasmettere agli spettatori anche un po’ delle mie emozioni, è una cosa che mi esalta


Tito Stagno

Un mese fa abbiamo perso uno dei giornalisti di più alto profilo della scena giornalistica italiana. Tito Stagno, telecronista italiano e figura di spicco della Rai in bianco e nero, si è spento il primo giorno di febbraio a novantadue anni. Nell’immaginario collettivo, nel luglio 1969,  la sua voce è stata quella che ha portato l’Italia sulla Luna. Ha partecipato ad una storica diretta “al buio” nello studio 3 di via Teulada, 25 lunghe ore di trasmissione con il solo riferimento delle voci dei tecnici della Nasa dall’altra parte del mondo. È famoso l’episodio della notte in cui fu annunciato il tanto agognato “Reached land” e Stagno esclamò l’iconica frase :“Ha toccato! Ha toccato in questo momento il suolo lunare” , che segnò l’inizio di una stagione di sogni e speranze per tutto il mondo, compreso il nostro Paese.

Il giornalista si era appassionato a quel settore nel corso del decennio della cosiddetta “corsa alla Luna”, nel pieno della Guerra Fredda, teatro delle faide storiche tra USA e Unione Sovietica – oggi tristemente tornato agli “onori” delle cronache.  Si era interessato alla vicenda dello Sputnik (lanciato nel 1957) e, così, il suo ambito professionale specifico era diventato appunto quello lunare. Quindi, quando sentì le parole dei tecnici statunitensi, il messaggio risultò chiaro come il cielo su cui tutti puntavano gli occhi in quelle ore, in quei giorni.
In occasione dell’insolito battibecco – divenuto poi celebre – con Ruggero Orlando, Stagno annunciò una ventina di secondi prima del previsto la notizia dell’allunaggio, creando una vera e propria leggenda nella storia del giornalismo italiano.

Piero Angela e Tito Stagno. Fonte: wired.it

Eppure, Tito Stagno non deve essere ricordato solo per gli avvenimenti della corsa alla Luna o per le Domeniche Sportive, ma soprattutto per la sua dedizione al mestiere, allo scopo alto e puro del giornalismo: l’informazione.
In un’epoca in cui l’analfabetismo e la disinformazione erano ancora comuni, egli, come pochi altri – tra cui lo stesso amico e collega Orlando, o Piero Angela – fu tra i primi a raccontare nel senso letterale della parola le notizie agli italiani, permettendo a tutti di essere a conoscenza degli avvenimenti che accadevano tutt’intorno a noi.

Non è cosa da poco. In questo modo è stato possibile rendere tutti gli italiani cittadini del mondo, in un’epoca in cui questo termine non significava ancora molto e il concetto di “grande comunità” esitava a realizzarsi.
La grandezza di un uomo va misurata con i suoi valori e principi. Tito Stagno serviva il più alto di tutti:  il bene della comunità, servendosi dell’arma più potente di sempre: l’informazione.

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